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Ds Regione Lombardia

Sinistra Giovanile

l'Unità

Attività funebri e cimiteriali: abbassare i toni
02/02/2007

Martedì scorso in Consiglio Regionale è stata approvata la modifica del regolamento n. 6 del 2004 che disciplina le attività funebri e cimiteriali. La modifica si era resa urgente poiché - essendo in scadenza il 12 febbraio i termini per il rilascio delle autorizzazioni di esercizio di attività funebre – era necessario garantire al meglio la concorrenza leale tra le imprese, i diritti dei lavoratori, la qualità del servizio.

Su ciò si è concentrata l’attenzione del dibattito in Consiglio come precedentemente era avvenuto in Commissione.

Come spesso capita quando si mette mano ad una legge o a un regolamento, sono state predisposte dagli uffici alcune modifiche tecniche al fine di migliorare la qualità dei servizi, per semplificare le procedure e andare incontro alle aspettative dei cittadini. A mo’ di esempio è stata perfezionata la procedura per la dispersione delle ceneri.

Tra queste modifiche regolamentari erano presenti anche due questioni, certamente non sottovalutabili, visto il clamore che hanno suscitato, la cui natura andrebbe però riportata nell’alveo naturale dal quale sono state inopinatamente estrapolate, scaraventandole in una dimensione diversa, a mio parere inappropriata.

Si tratta:

a) della “informazione che la direzione sanitaria deve assicurare” agli interessati rispetto alla possibilità, prevista dal decreto del presidente della repubblica n. 285 del 10 settembre 1990, di dare sepoltura ai “prodotti del concepimento”.

b) del trattamento dei prodotti del concepimento, cioè l’esito degli aborti occorsi prima della ventesima settimana, che, come viene precisato nel regolamento, dovranno essere trattati in analogia alle parti anatomiche riconoscibili (arti amputati o parti di essi) e quindi cremate o sepolte nelle apposite aree cimiteriali, anziché essere smaltite anche come “rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo” ai sensi dell’articolo 10 del DPR 254/2003.

Queste modifiche regolamentari seguono cronologicamente la circolare n. 21 del 30 maggio 2005, che conteneva già le medesime prescrizioni e la cui applicazione non ha prodotto in quasi due anni di applicazione nessun effetto di quelli paventati da alcuni, preoccupati di un possibile utilizzo improprio per indebolire la 194 e per ledere il diritto all’autodeterminazione delle donne, e minacciati dai fondamentalisti antiaboristi.

Il polverone artificiosamente sollevato sulla vicenda non ha ragion d’essere e prima si depositerà meglio sarà per tutti coloro che hanno a cuore il rispetto delle diverse sensibilità delle persone. Tutto è perfettibile, sia le norme regionali, che possono essere migliorate nella formulazione ma che soprattutto devono essere applicate con umanità e buon senso, sia le norme nazionali, che hanno lacune che sarebbe opportuno colmare, a condizione che si scenda dalle barricate e che si apra un confronto basato sul rispetto dei diversi punti di vista, in nome della comune umanità.

Carlo PORCARI, responsabile regionale Welfare dei DS della Lombardia

Unione Regionale Lombardia Via Fortezza, 1 - 20126 MILANO Tel. 02/69631000 Fax: 02/6686650